La respirazione guidata come strumento per gestire lo stress

A settembre, dopo settimane fuori dalla routine, capita di sentirsi tesi senza un motivo preciso. Respiro corto, spalle contratte, difficoltà a concentrarsi.

L’errore più comune è ignorare questi segnali, pensando che passeranno da soli con il tempo. Spesso non è così: lo stress accumulato in questo modo non si scarica, si sedimenta — e la ripresa diventa più faticosa di quanto dovrebbe.

Il corpo manda segnali concreti prima che lo stress diventi difficile da gestire:

  • respiro corto o superficiale, soprattutto nella parte alta del torace
  • tensione muscolare che non si scioglie nemmeno a riposo
  • difficoltà a concentrarsi o a “staccare” la sera

La respirazione guidata è uno degli strumenti più semplici per interrompere questo schema, perché agisce direttamente sul sistema nervoso: un respiro lento e profondo attiva la risposta di rilassamento del corpo, contrapposta a quella di allerta che il rientro tende ad attivare.

Come si pratica (richiede un po’ di pratica):

La respirazione diaframmatica non è semplicemente “gonfiare la pancia” — è un movimento che coinvolge davvero il diaframma. Non è la pancia in generale a muoversi, ma la zona tra la fine dello sterno e l’ombelico, comprese le costole flottanti; se fatta bene, coinvolge anche i muscoli del pavimento pelvico. Imparare a farlo correttamente richiede attenzione, non viene automatico al primo tentativo — se si vuole essere sicuri di eseguire il movimento in modo corretto, una seduta con un fisioterapista esperto può aiutarti a sentirlo davvero.

  • inspira dal naso, lasciando che l’addome si espanda per primo, senza forzarlo con i muscoli addominali
  • trattieni per 2 secondi
  • espira lentamente dalla bocca, contando fino a 6
  • ripeti per 5 minuti, una o due volte al giorno, meglio se sempre alla stessa ora

Le prime volte è normale sentirsi impacciati o notare che il petto si muove più della pancia: è un segnale che la respirazione è ancora “alta”, non diaframmatica. Con qualche sessione di pratica il movimento diventa più naturale.

Le prime volte è normale sentirsi impacciati o notare che il petto si muove più della pancia: è un segnale che la respirazione è ancora “alta”, non diaframmatica. Con qualche sessione di pratica il movimento diventa più naturale.

Uno studio su adulti sani ha mostrato che la respirazione diaframmatica riduce lo stress percepito e migliora l’attenzione già dopo un breve periodo di pratica (Ma et al., Frontiers in Psychology, 2017). È anche uno degli strumenti su cui Emeran Mayer, ricercatore del gut-brain axis, insiste per i suoi effetti sulla comunicazione tra intestino e sistema nervoso.

Se il rientro ti sta pesando più del previsto, la respirazione guidata è un punto di partenza semplice — ma se lo stress si accompagna a sintomi digestivi, cali di energia persistenti o difficoltà a dormire, vale la pena guardare il quadro nel suo insieme. È quello che faccio con il percorso nutrizionale: non un intervento isolato, ma una lettura di come alimentazione, stress e ritmi si influenzano a vicenda. Se vuoi iniziare, il primo passo è il questionario che puoi trovare qui.

Sono Serena Smeazzetto, biologa nutrizionista a Firenze, Sesto Fiorentino, Prato e online.

Bibliografia:

  1. Ma X, Yue ZQ, Gong ZQ, et al. The Effect of Diaphragmatic Breathing on Attention, Negative Affect and Stress in Healthy Adults. Frontiers in Psychology, 2017.
  2. Mayer E. The Remarkable Health Benefits of Abdominal Breathing.
Serena Smeazzetto

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